Ultimo capitolo del tour: l’isola di sabbia e la scoperta del campeggio selvaggio. L’essenza di questi ultimi tre giorni di vacanza potrebbe essere racchiusa in questa frase. In effeti, Fraser Island è stata una gran bella sorpresa: dopo quattordici ore di sofferenza sul Grayhound da Airlie Beach ad Hervey Bay (un’altra notte buttata) e dopo aver superato il Tropico del Capricorno, siamo arrivati in questa microscopica città fantasma, con si e no 20 persone per strada a camminare. Reduci dalla bellezza delle Whitsundays, eravamo più che contenti di chiudere il viaggio con un’esperienza “più normale”, ma anche stavolta l’Australia ci ha regalato una perla rara. Un’isola di sabbia lunga 140 KM, in cui la natura si è adattata alle particolari condizioni ed ha vinto: questa è Fraser Island, un’isola in cui gli alberi, che non possono nutrirsi dal suolo, hanno sviluppato un sistema di radici sui rami per vivere di insetti e di tutto ciò che è nell’aria. Un’isola in cui è ancora possibile vedere piante risalenti ai tempi dei dinosauri e dove la natura è rimasta così isolata da differenziarsi dalla terra ferma. I dingo che popolano questo posto non hanno mai incrociato cani normali, quindi sono ancora i più puri (e i più bastardi). Durante quest’ultima avventura, è stato bellissimo guidare (non io) sulla spiaggia, visitare i laghi interni che sono uno spettacolo della natura per quanto sono cristallini, camminare per spiagge lunghissime con un mare agitatissimo…
Ma soprattutto, fare campeggio! All’età di ventiquattro anni, ho scoperto il piacere selvaggio del campeggio! Chi me lo avrebbe mai detto fino ad un anno fa che mi sarei divertito così tanto a montare la tenda sotto la pioggia, nel fango, scalzo? O a dormire a terra sapendo che su quell’isola vivono sette delle dieci specie di serpenti più velenose al mondo? Ma non è mai morto nessuno…quindi, in una tenda ben chiusa ci si può provare. E che piacere la mattina andare al bagno e vedersi sbucare un goana di due metri (un lucertolone) che se ne va quatto quatto per i fatti suoi…il livello di adattamento e di natura selvaggia ha davvero raggiunto il massimo su quest’isola, e sinceramente sono rimasto sorpresissimo da quanto mi sia adattato a tutto questo divertendomi come un matto. Anche a livello paesaggistico, Fraser Island offre degli ottimi scorci, come Eli’s Creek o Indian Lookout, per non parlare del Lake McKenzy, un lago che sembra una spiaggia della barriera corallina, per quanto l’acqua è trasparente. E con Sex on Fire dei Kings of Leon in sottofondo (la colonna sonora di tutto il viaggio: la davano in radio ogni 30 minuti…), la vacanza è finita! Mannaggia, è proprio volata…ma è stata un’esperienza incredibile, un viaggio indimenticabile, davvero on the road. Molto più wild di quanto me lo aspettassi, molto più profondo di quanto si potesse prevedere…davvero ogni oltre aspettativa. Foto: vedere per credere. E l’emozione provata dall’aereo sorvolando la baia di Sydney al ritorno, è stata una cosa da togliere il fiato: la bellezza di questa città, il senso di appartenenza agli Eastern Suburbs dopo così poco tempo, tutte le facce e le storie che ho incontrato durante questi mesi, le relazioni personali che sono venute a crearsi…nonostante tutto, anche dopo questo tour, la MIA Australia resta Sydney, con i suoi colori, la sua vita e la sua anima semplice.

Luis.














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