Christmas and Boxing Day

31 12 2009

“Panettone on the beach”, “No struffoli, no party”, “L’asinello, il bue e il koala”…questi alcuni dei possibili titoli del mio Natale quest’anno. Per chi è abituato all’idea del White Christmas (anche solo concettualmente, “white” in senso di freddo, di inverno…, a Napoli il Natale non è mai stato white…), trascorrere il 25 Dicembre sulla spiaggia fa un po’ strano. E’ una sensazione di piacere e curiosità legata alla novità, condita da un pizzico di nostalgia per la famiglia che immagini attorno ad un tavolo dall’altra parte. Anyway, Mimmo, la moglie Jenny e la figlia Sabia hanno organizzato questo bellissimo pic nic a Camp Cove, una delle mie spiagge preferite a Watsons Bay: avocado con olio e aceto balsamico, gamberi in quantità industriale e trota oceanica cruda…e tanto vino. Per finire panettone e chocolate pudding. Il tutto in costume stesi sul prato poco prima della sabbia, sguardo rivolto alla parte della baia in cui l’oceano entra furioso, si tranquillizza nelle insenature e diventa “acqua cheta” nell’harbour. Purtroppo il sole ha preferito starsene dietro le quinte, e nonostante il caldo, non mi sono concesso il bagno natalizio. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta…bellissima giornata davvero, semplice e rilassante. Mimmo si conferma un numero 1: steso sull’asciugamano come un senatore romano su un triclinio a mangiare gamberi e a dispensare pillole di saggezza, che aumentavano di profondità all’aumentare del vino. La giornata è poi finita con Michael ed Emily, scambio di regali a casa nuova di Michael in Elizabeth Bay (vetrata sulla baia e barca ormeggiata di fronte al salotto…good job, mate!) e DVD rilassati sul divano. Insomma, Natale fuori casa in vacanza, ma con la sensazione di essere in un posto con persone che oramai ho davvero dentro, e con le quali c’è un legame ben solido, che va ben al di là delle telefonate durante l’anno. Questa è una delle conclusioni/conferme.

Il 26, il nostro Santo Stefano, qui è chiamato Boxing Day. E’ la giornata in cui di giorno ci si ammazza di birra e sport in TV,  poi, on late afternoon si va a qualche “house party” per finire di bere e far festa. Ed infatti il mio Boxing Day è stato proprio così: mattina a Watson’s Bay (si, ci ho fatto le cozze oramai) e South Head a vedere la partenza della regata Sydney to Hobart, Tasmania, con Rob, James e Camilla; pranzo a casa loro (di base BBQ e birra in infradito con molta calma), e per finire in bellezza house party all’australiana a Bronte Beach. Festona in una casa sulla spiaggia con Bronte, Tamarama e Bondi come sfondo, con Michael ed Emily ospiti di Andy King, un personaggio uscito da un film anni ‘80: stazza significativa, camicia a fiori, canottiera bianca, infradito e occhiali bianchi a specchio. Un sacco di gente, alcool senza ritegno e musica di alto livello. Ah, per chi conosce tutta la storia ed i suoi spin off: il DJ super cool della serata era Sam Cooper! Finalmente l’incontro…baci, abbracci e tanta simpatia.

Lo scenario è passato presto da casa australiana a campo di guerra, una di quelle situazioni in cui alla fine della festa vorresti bruciare tutto e ricostruire da capo piuttosto che pulire e raccattare i corpi semi vigili dei superstiti. Comunque è stato uno di quei party in cui ad un certo punto non si capisce più niente e la “good vibe” ti avvolge e ti trasporta…e mentre frastornato ti scateni tra persone che hanno messo da parte la lucidità, ti accorgi dello scenario fatto da oceano e dalle spiagge alle spalle del DJ che continua a mettere musica mentre tutti si divertono in costume ed infradito, e ti ricordi del perché ci si innamora facilmente di questo posto. E capisci che alla fine della fiera questi si divertono assai, ma proprio assai.

Head spinning, big smile e dritto a letto, il Boxing Day mi ha davvero messo a tappeto. Ci voleva proprio.

Luis.





Il ritorno…leggera turbolenza.

25 12 2009

Ed ecco raggiunto il terzo grande obiettivo di questo turbolento 2009: rimettere piede sul suolo australiano. Tutto studiato, desiderato, immaginato ed ottenuto. Quando ho lasciato Milano tra la neve e la frenesia delle ultime cose in ufficio, tra gli ultimi saluti non ho fatto in tempo a pensare a nulla. Solo una volta partito alla volta di Doha, Qatar, ho iniziato a pensare al grande ritorno…ma ecco una nuova interruzione: arrivato a Melbourne, la sindrome da jet lag ha preso forma in tutta le sue forme (anche la volta scorsa era stato abbastanza tough). Tra nausea, mal di pancia, vomito e tante altre belle cose, ciò che ricordo del mio giorno a Melbourne è la camera dell’hotel e un piccolo tratto di Bourke street, il centro. Dovrò recuperare prima della partenza…
Anyway, una volta atterrato a Sydney, è successa una cosa strana, che non mi aspettavo: non c’è stato alcun “WOW!”, o senso di shock da gioia da ritorno, nessuna reazione scomposta o incontenibile. Semplici sorrisi nel vedere che tutto è come era rimasto nella mia memoria, meravigliosamente normale, così come l’avevo lasciata, rilassata, baciata dal sole e cool più che mai. Anche quando ho incontrato Giulia, la mia amica australiana da cui vivo ora, è stato così normale che sembrava non ci vedessimo da una settimana appena. Ed io, con l’umore ancora un po’ rollercoster per gli strascichi del jet lag, perfettamente dentro la città. Spesa al supermercato, abbonamento ai mezzi, laundry, spiaggia e poca voglia di fare foto…proprio come se ci fossi stato fino al giorno prima. However, non posso nascondere che ci sono state delle cose che mi hanno dato un’emozione incontrollabile: l’incontro con Mimmo (dimagrito), lo zio Mimmo. Nonostante ci fossimo sentiti spessissimo durante l’anno, rivederlo è stato emozionante. Un abbraccio forte che ha detto tutto. Poi c’è stato il ritorno a Tamarama, la mia Tamarama, e alla vecchia casa (sono rimasto fermo lì 1 oretta circa, completamente intrappolato in una morsa di ricordi stupendi). Per non parlare poi del tragitto in ferry per Watsons Bay, passando accanto all’Opera House: è una cosa che posso fare un milione di volte di fila, ma la vista dell’Opera House mi da sempre quella sensazione di nuovo, di moderno, di lontano. In sostanza un bel mix di rilassatezza da non-turista e scosse emotive da ex abitante. Scosse improvvise. Insomma, roba da “keep your seat belt fasten”, perché la sensazione è proprio quella di una turbolenza. Sto provando a viverla come una normalissima vacanza, ma è impossibile trascurare gli elementi del ricordo e di ciò che è già stata “la mia Australia”.

I primissimi giorni se ne sono andati così, tra spiaggia, mare, incontri con amici, scosse emozionali e soprattutto il recupero colori: ho rimesso piede in Australia giusto in tempo, ultimamente la qualità della mia vita se ne era scesa drasticamente ed il ricordo-antidoto si stava offuscando. Mi sembra quasi un’iniezione di benessere, dovrei ripetere il trattamento ogni anno. Stacco completo, mente libera, apertura massima al recupero dell’ispirazione e ricarica emotiva per ciò che verrà. Così può funzionare. E sono pure già abbronzato…!

In tutto questo, c’è da aggiungere una cosa importante: gli appassionati di questo blog si ricorderanno della lunga e travagliata analisi interiore del 2008 alla ricerca della risposta alla domanda “torno o resto?”…beh, in questi giorni, mettendo sul tavolo ciò che è stato il 2009, ripercorro e proseguo quel percorso, ora ho molti più elementi per giudicare, derivanti dalle mie scelte e dagli scenari futuri che si stanno prefigurando. La mente continua a lavorare in sottofondo, mentre mi godo il rientro-vacanza. Nei prossimi post ci sarà la conclusione di questo percorso, che sta già prendendo forma.

Enjoy.

Luis.





One year later…

25 11 2009

Dio mio, siamo a fine Novembre 2009, e non me ne sono neppure accorto. E’ passato praticamente 1 anno da quando ho lasciato Sydney per tornare in Italia, per dare un’altra possibilità al mio paese e per vedere cosa si poteva combinare in Europa nell’anno della crisi mondiale dell’economia. Ne sono successe di cose, dal tornare single all’andare a NYC per cambiare un po’ aria e fare il punto della situazione, dall’allenarmi la mattina alle 6.30 per fare la mezza maratona di Cremona (21 KM!) fino a trovare lavoro in una multinazionale very cool a 2 passi a piedi da casa mia. Il bilancio è sicuramente molto positivo, soprattutto per le persone che mi circondano e che ho incontrato durante questo nuovo percorso, soprattutto a lavoro. Di sicuro ho avuto ed ho di che pensare, ma l’Australia è sempre nei miei occhi e nella mia mente…tant’è che ho deciso di tornare, per le vacanze di Natale. Come sarà? Che sensazioni proverò? Ho davvero “glassato il ricordo” (come dice mia madre) di una situazione legata a momenti e persone o la magia e l’ispirazione sono ancora lì? La curiosità mi domina…una cosa è sicura: torno per andare a riprendermi la migliore espressione di me stesso, quella più vera, più ispirata, più naturale e semplice, più combattiva e più profonda. Quella che mi ha fatto tornare più forte, più self confident, più “distaccato” dal sistema malato in cui purtroppo ora sono calato. In più, vado a riprendermi i colori, quelli che purtroppo Milano un po’ sbiadisce con la sua scarsa varietà di stimoli (ci tengo a precisare, io AMO Milano) e vado a “riaprire i rubinetti”, a pensare ad altro, a dare sfogo alla parte più vicina al concetto di ES freudiano…del resto, a testa in giù tutto è concesso, no?

Sono contento di riaprire questo blog di pensieri e riflessioni un po’ laterali, con l’idea di renderlo un diversivo rispetto alla strada che si percorre tutte le mattine ed il cappuccino bevuto distrattamente e di fretta.

Sperando di non farsi distrarre dal grigio e dalle finte priorità.

Luis.





Done.

2 01 2009

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Nemmeno il tempo di rendermene conto, ed ecco che mi ritrovo dopo otto mesi esatti all’aeroporto di Bangkok, sulla stessa panchina su cui ero seduto tra i due voli di andata. Allora c’erano un pò di malinconia ed un sacco di domande su quello che sarebbero stati i mesi a venire. Quanto starò? Prolungherò? Vorrò restare? Ma chissà come caspita è quest’Australia…beh, ora i pensieri sono rivolti a tutto quello che è stato: la migliore esperienza che abbia mai potuto fare fino ad oggi, un’avventura che mi ha dato tantissimo sotto ogni aspetto. L’Australia mi ha regalato emozioni uniche, mi ha fatto incontrare persone fantastiche, mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco sin dal primo giorno. E dopo otto mesi, se mi guardo indietro non posso credere a cosa si sia venuto a creare (a livello lavorativo, personale, affettivo…) e a quanto sia andato in profondità nello scavare dentro di me. Sydney mi ha ridato i colori e l’ispirazione, ha pompato ancora di più il mio entusiasmo nell’affrontare le cose, mi ha dato un punto di vista molto differente da quello a cui ero abituato a Milano. Non sono stato in grado di scrivere queste ultime riflessioni prima, perché dal ritorno dal viaggio ad oggi, ho provato a vivere le ultime settimane al massimo passando giornate intere in giro per rivedere i punti di Sydney che più mi hanno emozionato. Poi l’ultima settimana l’ho trascorsa a casa del mio amico Rob con la famiglia, in quel di Watsons Bay, Vaucluse: il top del top a Sydney, il posto che più mi aveva colpito all’inizio. Un bel saluto a questa città, finendo la mia esperienza nel posto che avevo sognato durante i primi giorni. La spiaggia di Camp Cove, la vista a 270° assolutamente mozzafiato a South Head, le villette di Vaucluse e la City vista da lontano…il tutto accompagnato da 10 giorni in una famiglia australiana che mi ha accolto come un nipote.

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Le relazioni che sono nate durante questi otto mesi in Australia promettono bene, ci sono ottime basi affinchè possano durare nel tempo, almeno con buona parte degli amici Aussie. Con gli italiani bene o male ci si incontrerà di nuovo da qualche parte.

Ora sono a Napoli, da qualche settimana, ma la testa è rimasta lì. Continuo a scrivere questo ultimo post in maniera un pò spezzettata, anche perchè non riesco a mettere la parola “fine” a quest’avventura. Le telefonate dall’Australia in questi giorni stanno alimentando il senso di nostalgia e rammarico per aver lasciato il paradiso che mi ha accolto a braccia aperte per questi mesi. E’ ancora presto, ma non c’è giorno in cui non pensi a Sydney, alle sensazioni che provavo laggiù, a quello che in poco tempo è diventato il mio mondo Down Under.  La speranza è quella di tornare il prima possibile, dopo aver vissuto questa preview che mi ha introdotto all’Australia. Il rientro a Milano è stato più duro del previsto, ed è stata una sorpresa scoprire quanto tutto quello che avevo sempre immaginato del mio ritorno in Italia si sia poi dimostrato più “normale” del previsto. Le sensazioni che si vivono “face to face” con le persone, con i luoghi, si arricchiscono di sfumature che il mero ragionamento non poteva considerare. E così, provare una sensazione un pò diversa rivivendo tutto quello a cui avevo pensato con nostalgia quando ero lì, mi ha dato molto da riflettere. Ho fatto una cazzata? Beh, è la prima cosa che penso quando mi si riempie il cuore alla sola vista dell’Opera House durante la sigla del TG5 la mattina presto o quando vedo il trailer di Australia. Ma la scelta è stata molto ponderata, e la scommessa di tornare in Europa a farsi le ossa spero si rivelerà vincente. Il pensiero rimarrà lì ogni volta che vorrò risentire quelle sensazioni, quel feeling unico e quando vorrò rifugiarmi a Tamarama per ritrovare i colori.

Per il momento non mi resta che dire “Arrivederci a presto”, piuttosto che “Addio”. Sono sicuro che se Sydney potesse parlare mi risponderebbe, con aria rilassata e tranquilla “No worries, mate!”. Per ora resta lì, giù a tutto, nel south pacific, a rappresentare la speranza, l’alternativa, forse l’obiettivo.

Vorrei congelare la mia Australia in queste immagini, con la speranza di poter conservare tutto e poter riaprire la scatola quando ne avrò bisogno, per ritrovarci tutto conservato: questo il video (consiglio di scegliere l’opzione HQ “guarda in alta qualità”, ne vale la pena!)

Grazie a tutti quelli hanno vissuto con me quest’avventura, lì tutti i giorni o seguendo questo blog. Alla prossima, che sia un “All the way to…qualche altra parte” o “non ce l’ho fatta e sono tornato a Sydney.com”!

G’day, mate!

Luis.





Sabbia rossa e deserto. The Outback

19 11 2008

Oh, vedo tutto attraverso sabbia rossa e deserto…non ci sono parole migliori per raccontare i 9 giorni vissuti nell’outback australiano, il deserto rosso incontaminato, il fascino della sacralità di Uluru, e la scoperta di quella che per molti è l’Australia più autentica. Gli esploratori europei che agli inizi dell’ ‘800 si imbatterono per la prima volta in questa natura ostile ed aspra di sicuro non avevano in mente la voce di Piero Pelù che cantava del viaggio spirituale nel deserto in Fata Morgana (Litfiba), ma questa colonna sonora rende benissimo la sensazione che si prova quando da Sydney si arriva in volo ad Alice Springs dopo aver sorvolato immense distese di terra rossa che si estendono a perdita d’occhio. Il sole severissimo appena scesi dall’aereo, 36° secchi, ci fa capire che non sarà proprio una passeggiata, e che la protezione solare 30+ finirà presto…Gli aborigeni che incontriamo ad Alice Springs sono purtroppo in un contesto che non gli si addice e quindi sono la versione moderna e snaturata (per colpa dell’alcolismo dilagante) di quelli che veneravano Uluru (meglio conosciuto come Ayers Rock) come luogo sacro in cui svolgere la maggior parte delle attività per la tribù. A questo va aggiunto che Alice Springs è una desolazione, un centro abitato in mezzo al nulla dal quale partono tutti i tour per visitare il deserto. Unico episodio degno di nota legato a questa città è stato l’incontro con Juno, un ragazzo di Seoul che viveva (nell’ostello) e lavorava lì da molti mesi, con l’obietivo di mettere da parte dei soldi per girare l’Australia. Un lupo solitario con gli occhi a mandorla che non aveva il tempo di fare amicizia con dei compagni di stanza che la mattina dopo erano già partiti…
La prima regola è stata subito chiara: sveglia prestissimo, anche alle 4.30 am, per evitare il caldo atroce e per fare le lunghe camminate con il fresco della mattina. Regola numero due, sempre un paio di bottiglie d’acqua con sè. Durante tutti i nove giorni si è creato un bellissimo spirito di gruppo con gli altri ragazzi, il chè è necessario quando si vive in tenda e campeggio, dove tutti devono fare qualcosa, dal cucinare al pulire i piatti o raccogliere la legna per il fuoco della sera. Io e Marco unici italiani in un gruppo formato da ragazzi provenienti da UK, Olanda, Germania, Giappone, Francia e sopratutto Svizzera. Durante questo tour, ma anche durante tutto il viaggio in generale, abbiamo incontrato moltissimi svizzeri, che non facevano altro che tessere le lodi di Zurigo o Ginevra (destino?). Bello quindi in autobus o davanti al fuoco la sera stare a scoprire vite di gente incrociata dall’altra parte del mondo. “Luigi & Marco? It’s like Luigi & Mario Bros!” oppure “Luigi, mammamia” (con cadenza da emigrante di inizio ‘900) le esclamazioni delle persone a cui ci si presentava…sempre, ma sempre! Tipo un codice internazionale condiviso con cui presentarsi ai Luigi.
I ritmi e le lunghe camminate hanno fatto sì che la sera, qualunque cosa ci fosse da mettere sul BBQ o nelle pentole vicino al fuoco fosse accolta come prelibatezza. Inoltre, nonostante ragni, serpenti e dingo, si arrivava ad una certa ora in cui si era così stanchi che si buttava il sacco a pelo a terra all’aperto o in tenda e si andava a letto senza troppe storie. Anzi, le sensazioni erano così positive e si era così a contatto con la natura che andava benissimo così, era tutto parte dell’esperienza. E dormire all’aperto sotto le stelle con il vento del deserto è stata un’esperienza bellissima (questo lo dico ex post, quella notte ho maledetto il momento in cui avevo deciso di stare fuori per il vento e la polvere in faccia…): le stelle che si vedono da questa parte del globo sono uno spettacolo mozzafiato, un qualcosa di indescrivibile. Partono già a milioni dall’orizzonte, fittissime e luminosissime, e quella notte ho avuto la possibilità di dormire sotto una chiarissima Milky Way (la via lattea) e le Magellan Clouds (le nubi di Magellano), uno spettacolo formato da corpi celesti che creano due piccole nuvole composte da centinaia di milioni di stelle a 15.000 anni luce…Magellano le osservò durante la sua prima circumnavigazione nell’emisfero sud, e da qui il nome di questa meraviglia astronomica che mi ha rapito.

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Il rumore del selciato sotto le scarpe dei primi a svegliarsi era oramai il segnale che era ora di alzarsi, e con la torcia in mano corsa in bagno, colazione e via. Zainetto ridotto all’osso, cellulare, gadget tecnologici e dipendenza da internet lasciati in valigia e libertà totale…proprio quello che volevo.

Non dimenticherò mai la mattina in cui siamo andati ad Ayers Rock. Forse uno dei momenti più belli di tutto il viaggio: buio pesto, silenzio da risveglio traumatico in autobus, musica di sottofondo. Partono le prime note di Shine on Your Crazy Diamonds dei Pink Floyd proprio nel momento in cui il nero del cielo comincia a diventare blu, e si cominciano a vedere le prime forme…ci si avvicina, e l’atmosfera mistica che si era creata viene coronata dalla visione delle forme della mitica roccia che iniziano a delinearsi, una forma nera immensa, nel blu scurissimo dell’alba…ed in quel momento partono le quattro note dell’arpeggio più famoso dei Pink Floyd. Incredibile, un’emozione davvero indimenticabile. La sacralità del luogo è stata rispettata, nessuno ha avuto il cattivo gusto di scalare Uluru e la tradizione aborigena non è stata offesa. Nei giorni successivi abbiamo vissuto lo spettacolo di Kata Tjuta, ossia i monti Olgas, l’immensità del Kings Canyon, le Devils Marbles e tanta sabbia rossa.
Ma più ci si avvicinava a Darwin, più la vegetazione iniziava ad assumere tratti tropicali, ed i corsi d’acqua diventavano sempre più presenti. Ai canguri, serpenti, ragni e goana iniziavano ad aggiungersi coccodrilli e uccelli di vario tipo, ed il clima diventava sempre più umido. Altra giornata storica è stata a Katherine Gorge, un fiume in cui abbiamo fatto canoa e bagno con la certezza che fosse sicuro: dopo 3 giorni, nello stesso tratto di fiume è stato trovato un coccodrillo di acqua salata (quelli cattivi…) da 3 metri e 7…anche questo, molto bello ex post! Pensare che abbiamo trascorso tutta la mattinata in acqua…altra storia i coccodrilli di acqua dolce, più piccoli e meno aggressivi: bagno anche con loro, stavolta sapendolo, ma a quanto pare hanno paura dell’uomo e scappano…infatti, tutto ok, grande esperienza nuotare sapendo di avere queste bestiole sotto! Del resto, tra tutti i bagnanti che c’erano, proprio a me dovevano venire a rompere? Non sarebbe stato un piatto ricco…
Questi i primi sei giorni, prima di arrivare a Darwin e al Kakadu National Park, ma questa è un’altra storia…per il momento, queste sono le foto di questa parte di viaggio nel deserto, parlano da sole e sono meglio di mille descrizioni.
E’ solo l’inzio di un lungo viaggio, ma a questo punto del tour era già ben chiaro quanto fosse bello vivere quest’avvenura con meno roba possile e provare ad adattarsi a tutte le condizioni…e di quanto fosse “wild” la vera Australia.

Luis.





Alba chiara (disimpegno emozionale)

17 10 2008
Al ritorno da una notte brava, stanco morto e con la musica della discoteca che ancora rimbombava nelle orecchie, gli occhi che prendevano a calci le lenti a contatto e le gambe che andavano per inerzia, la visione degli Eastern Suburbs all’alba mi ha rapito. Affacciatomi alla finestra, non ho resistito: macchina fotografica in mano e giu’ di nuovo, alle 5.30 am di qualche venerdi’ notte fa. Silenzio ispiratore, luce morbida e colori delicati, ed ecco un nuovo volto di Tamarama, quando si sveglia ed il Pacifico fa onore al suo nome. Quale posto e momento migliore per riconcilare tutte le emozioni e le sensazioni che caratterizzano questo periodo? Sono avido di immagini, di odori, di rumori, di qualunque cosa possa mantenere vivo il ricordo del posto in cui forse ho trovato la massima ispirazione fino ad ora. Questa e’ Tamarama per me, il posto della mente (insieme a Capri) in cui rifugiarsi quando vorro’ evadere un attimo.
Digressioni poetiche a parte, trascorrere un’oretta all’alba a Tamarama e godersi il silenzio (cfr. Depeche Mode) e’ stato davvero rilassante, disintossicante (sempre che ci fosse qualcosa da cui disintossicarsi) e ispiratore. E’ stato uno di quei momenti in cui pensare troppo e’ davvero pointless, sia per la stanchezza che per la bellezza del contesto in cui si e’ calati. Stordito dal sonno, ancora di piu’ dal silenzio, rilassato e contento me ne sono andato a letto. Riguardandomi le foto che appendero’ in camera.

Luis.





Una tavola da surf non fa primavera…

27 09 2008

Sabato scorso c’è stato un clima pazzesco: 30° e tutti al mare, tanto che ho dovuto affrettarmi nell’acquistare infradito, crema solare (protezione 30) e costume per gettarmi finalmente in spiaggia. Contentissimi, eravamo tutti convinti che quella giornata a Bondi beach piena zeppa di gente avesse inaugurato la bella stagione. Falso. Il giorno dopo c’erano 10° in meno, con conseguente spiazzamento dei giovani già pronti a bissare la giornata al mare. Mi sa che c’è ancora da aspettare.

Per ora questa primavera australiana mi ha regalato le prime giornate in spiaggia, i primi bagni in un freddissimo oceano e una conseguente influenza che mi tiene a letto da 2 giorni…ripeto, si passa tranquillamente da 30° a 14° in un giorno, e vista la rinomata scarsa professionalità dei miei anticorpi e del mio fisico, eccomi costretto ad investire in aspirine e fazzoletti. Tutti dicono che questo è l’inverno più freddo e più lungo degli ultimi anni, e che sfiga! Ma le giornate in spiaggia sono comunque bellissime, e durante la settimana in ufficio non si fa altro che maledire il fatto di non essere a mare in quel momento! Marco ha finito ed è in vacanza, quindi la mattina, quando esco per andare in ufficio e realizzo che lui è in piena vacanza, i gestacci e gli insulti si sprecano…ma tra 3 settimane finisco anche io, ed allora si inizierà a ragionare! Già mi sto gustando i lazy days che mi aspettano prima del viaggio, tra corsette in riva al mare, spiaggia e relax totale…davvero non vedo l’ora, dato che quest’anno sono arrivato in Australia ad aprile e mi sono fatto 2 inverni di fila!

La vita in spiaggia sembra molto diversa dalla nostra: non ci sono strutture tipo lidi con ombrelloni, sdraio, lettini e pattini. E’ tutta spiaggia libera, tenuta benissimo, pulitissima, con lifeguard perennemene a lavoro per via degli animali non proprio amichevoli (squali, meduse letali, stone fish…) e per le correnti dell’oceano, che sono un attimino più pericolose di quelle del Mediterraneo. Il mare è spesso agitato, con onde che sono una delizia per i surfisti ed una croce per i bagnanti. Diciamo che la vita da spiaggia in Australia è diversa, ma molto cool: più sportiva, più attiva, meno lazy. Non esiste il bagnetto a mollo in mare o la giornata sul lettino con le parole crociate; piuttosto asciugamano a terra sulla sabbia, frisbee, beach volley, surf, corsa, esercizi…io per il momento mi limito ai primi due, sperando di attivarmi un pò, visto che a confronto con i surfisti che popolano Bondi il mio fisico della 50 Lire è improponibile…loro hanno la “tartaruga”, ossia addominali perfetti e addome scolpito…io ho “l’orsetto in letargo”, ossia quella panzettiella da cummenda non troppo pronunciata ma presente. Mannaggia. Per non parlare dell’abbronzatura: nocciola e caffè contro fior di latte e vaniglia. Va bene tutto, ma alla fine vien quasi voglia di restare in maglietta! E nemmeno regge la scusa “io durante il giorno vado a lavorare, voi non fate un cazzo dalla mattina alla sera! Bravi tutti così!”, perchè questi mostri si alzano la mattina presto per fare 1 ora di surf pre-lavoro e poi, non contenti, vanno pure a correre durante la pausa pranzo e dopo l’ufficio…maledetti, meglio predisposti geneticamente…Io alla mattina ho la sveglia alla Fantozzi, ossia regolata su un orario che possa ottimizzare al massimo le ore di sonno fino all’ultimo minuto disponibile. Poi cornetto in metropolitana, caffè in ufficio…pausa pranzo super rilassata e poi quando torno a casa la sera figuriamoci se mi metto a correre!! Che chiavica, lo so.

Comunque, con le giornate più lunghe, il clima più caldo e le vacanze dietro l’angolo mi metterò di impegno affinchè il fisico della 50 lire possa diventare almeno 1€! Altrimenti dovrò trovare un’altra scusa…!

Luis.





Tama, Tama…e t’amerò!

15 09 2008

Ah, Tamarama. Da quando mi sono trasferito negli Eastern Suburbs, tra Bondi e Tamarama, la vita in Australia ha preso tutt’altra piega. Svegliarsi e vedere l’oceano Pacifico che bagna la spiagge di Tamarama e Bronte è davvero il miglior modo per iniziare la giornata. Anche andare a prendere il bus per la City, passando per le casette che portano fino a Bondi Junction, da una serenità impagabile. Il bello di vivere in questo posto è che sembra di stare perennemente in vacanza: il week end c’è solo l’imbarazzo della scelta, tra la folla di ragazzi e ragazze che popolano Bondi Beach, le onde di Tamarama o la tranquillità di Bronte. Tutto a massimo 10-15 minuti da casa a piedi. Una colazione sulla spiaggia, un frisbee con gli amici o semplicemente una corsetta costeggiando l’oceano, per poi buttarsi sulla sabbia e godersi questa tranquillità, saranno tutte cose che mi mancheranno tremendamente quando dovrò lasciare questo paradiso. Andare in ufficio la mattina, se calato in un simile contesto, assume un altro sapore…non si tratta di andare a lavoro intrappolati in una routine fatta di piccole abitudini e noia, spezzata da pensieri occasionali su come ottimizzare quei 15 giorni di vacanza all’anno e su come far carriera e a che prezzo. La serenità che può dare un posto del genere, in una nazione del genere, consente di conciliare al massimo carriera e vita privata. Ora è iniziata la primavera, la temperatura si sta assestando sui 27 gradi, e così sarà, se non peggio, per i prossimi 6 mesi. Ho paura di cosa succederà quando avrò la possibilità di andare in spiaggia dopo l’ufficio…! Allora davvero non ci sarà più distinzione tra giorni lavorativi e giorni di vacanza, e sarà arduo salire su quell’aereo. Però sono sicuro che per come questa nazione mi ha accolto e per quanto mi sta offrendo, resterà una porta aperta per un ritorno più ragionato, in un futuro neppure troppo lontano. Mi sto già preparando al mal d’Australia, facendo foto a 10 mega pixel di Tamarama per stampe giganti da mettere a casa a Milano.
La bellezza di questo posto è indipendente dal clima: stupenda, serena e raggiante con il sole, aggressiva e apocalittica con pioggia e vento. Dalle foto se ne può avere un’idea. Maledetta Australia, maledetta Sydney, maledetta Tamarama…era meglio se non l’avessi mai conosciuta, almeno sarei rimasto in una beata ignoranza per cui avrei continuato a credere che vita lavorativa di tutti i giorni e spensieratezza da spiaggia non sarebbero mai potute andare d’accordo. Tutto ciò potrà sembrare un’esagerazione, potrà sembrare impossibile…e a pensarci, che pazzia…è una favola, è solo fantasia…e chi è saggio, chi è maturo lo sa, non può esistere nella realtà. E ti prendono in giro, se continui a cercarla, ma non darti per vinto perchè chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te. (“L’isola che non c’e'”, E. Bennato)

Luis.





Sydney Nights

6 09 2008

Una delle cose migliori di questo posto è che alle 6.00 pm, cascasse il mondo, tutti fuori dall’ufficio. E non parlo solo dell’ufficio in cui lavoro io, ma anche della stragrande maggioranza delle società che altrove fanno orari molto più allungati…ciò permette un ottimo work/life balance, e la gente esce molto spesso. E di conseguenza anche io…:). Con gli amici australiani usciamo molto spesso, tra una pizza da Hugos, uno dei locali più famosi di Kings Cross (dove ha il pub Mimmo), a una birra post ufficio nella “shark pool”, la piazza dove si incontrano i bankers dopo il lavoro. Peccato solo per una cosa: la maggior parte (diciamo pure un buon 90%) degli australiani, quando esce la sera si ubriaca con litri di birra. Alcuni diventano più simpatici, altri meno…e allora è meglio evitare qualunque tipo di bega, dato che si scende alle mani molto facilmente…per esempio una sera, sempre in quella dannatissima Kings Cross, stavo per prenderle in una discoteca e dopo 10 minuti mi sono trovato molto vicino ad una rissa in strada. Kings Cross non è il massimo la sera, ma per il resto Sydney si conferma una città molto molto sicura, dove uscire è solo un piacere…non manca proprio nulla. 

Luis.





Tutta un’altra cosa.

26 08 2008

Sono passati 4 giorni, ma sono ancora in stato di ebbrezza totale. Un colpo secco e ben assestato, scelta della casa e trasloco in una settimana, rapido ed indolore: dal CBD (la City) a Bondi Beach-Tamarama, Eastern Suburbs, le spiagge più famose d’Australia. Se bisognava trasferirsi dalla City, doveva valerne la pena: svegliarsi la mattina e vedere Tamarama dalla propria finestra, non ha prezzo. Quella mezz’ora di autobus per raggiungere l’ufficio la mattina è benedetta, se penso che il week end e la sera, quando torno a casa, è come essere in vacanza. Le descrizioni non possono rendere la bellezza del posto e della casa, meglio guardare direttamente le foto e il filmato che ho fatto la prima mattina che mi sono svegliato in questa casa.


Una domenica mattina stupenda, con colazione a Tamarama, che dista 5 minuti, e pranzo a Bondi Beach, 10 minuti. Uno stile di vita impagabile, poi magari uno ci si abitua…ma per il momento mi lascio trasportare dall’onda dell’entusiasmo (per restare in tema con il surf :) )…e a proposito di surf, a breve si inizia con la scuola il sabato e la domenica. Almeno questi sono i propositi!
Alzarsi la mattina qui ti fa davvero andare in ufficio contento, non ce n’è. Mi sto davvero sforzando per trovare un aspetto negativo della vita di Sydney che non sia la distanza da casa…ma se non lo si prova non si può capire.

Tutto ok, direi.

Luis.